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martedì 10 ottobre 2017


Intervista ad Anny Lazzari dell’Associazione “Trasparenze”


Una scommessa sicuramente vinta quella delle associazioni Arte Sparsa, Galleria in Galleria e Corte Calle Legrenzi. La scommessa come ci hanno raccontato Iris Piliego, Silvia Angeloni e Silvia Fossetta, ideatrici della due giorni mestrina che il 29 ed il 30 Settembre ha animato le strade, i luoghi che storicamente pullulavano di botteghe e negozi che vivacizzavano la zona di Mestre compresa, grosso modo, fra Piazzale Leonardo da Vinci, passando per Via Querini per sfociare in Piazzale Donatori di Sangue, diramarsi in Via Dante, insinuarsi in Calle Giovanni Legrenzi per sfociare come una marea di piena in Via Poerio fino ad invadere Galleria Matteotti.

Una coloratissima e vivacissima moltitudine di artisti, musicisti, pittori, performers che hanno animato l’intero week-end invadendo, pacificamente, il cuore della città alle porte di Venezia. I negozi sfitti, riaperti per accogliere mostre, workshops ed esibizioni in un continuum che vuole richiamare l’attenzione sul rischio dell’abbruttimento, dell’abbandono di questa zona che da sempre rivestiva un ruolo primario nel tessuto socio-economico della città. Ecco allora le serrande che vengono rialzate, gli spazi occupati, le vetrine illuminate, le strade usate come “tavolozze” per coinvolgere, prima ancora che trattenere, gli innumerevoli convenuti. Iniziative supportate anche dal Comune di Venezia, che ha voluto sensibilizzare la popolazione sul tema dei diritti dei minori con uno spazio ad hoc.

Mi aspettavo il solito e stantio mercatino all’aperto, con i banchetti d’ordinanza di varia natura; in realtà nulla di più difforme. Sono stata piacevolmente sorpresa dallo spirito dell’iniziativa. Si è voluto “riappropriarsi” degli spazi in modo “elegante” proponendo una possibile visione di riqualificazione agendo dal basso, in modo trasversale. Mi è parsa una sorta di rivincita, di rivalsa in qualche modo, sulla globalizzazione. Dimostrare, con i fatti, e le azioni concrete, che è ancora possibile, ancorché “bello” usufruire in maniera intelligente delle cubature sia dismesse che disponibili.

Un quartiere che si adagia nel dormiveglia dell’apatia si trasforma, piuttosto rapidamente, in un grigio ed anonimo dormitorio; se invece con l’energia, e la forza, delle idee si traghetta lo spazio verso una forma “materiale” plasmabile allora il tutto si rianima, prende vita, si colora e riemerge dal suo torpore.

Il guanto di sfida è stato lanciato, il compito non è né semplice né tantomeno agevole ma, di sicuro, i presupposti per raggiungere gli obiettivi primari ci sono proprio tutti.

L’affluenza di pubblico ne dimostra la valenza, c’è voglia di nuovo, c’è voglia di vita, c’è voglia di tornare a rivivere queste Vie, queste Piazze, questi angoli che hanno ancora il sapore autentico della città da vivere.

Dal serpentone colorato, allegro, curioso, vivido e vivace, spiccavano occhi incuriositi che scrutavano ed osservavano, mani che partecipavano, mimavano ed indicavano, orecchi che carpivano, raccoglievano ed assorbivano. Questi debbono essere, a ragion veduta, motivo di orgoglio per gli organizzatori dell’evento in quanto dimostra, una volta di più, qualora ce ne fosse stato bisogno, quanto la loro idea di far risorgere, come un’Araba Fenice dalle sue grigie ceneri, la vita a colori di quegli spazi.


Michela Cossidente
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Redazione

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