lunedì 9 aprile 2018


Ce.S.I.: Convegno su “Dove sta andando il Jihadismo internazionale? L’Asia tra Daesh e al -Qaeda”


Questa mattina presso la Sala Aldo Moro del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale si è tenuta la conferenza organizzata dal Ce.S.I. – Centro Studi Internazionali “Dove sta andando il jihadismo internazionale? L’Asia tra Daesh e al-Qaeda”.

La conferenza, moderata dal Dott. Alberto Simoni, giornalista La Stampa, è stata l’occasione per presentare il report “The Evolution of jihadist Radicalization in Asia”, curato da Ce.S.I. in collaborazione con la European Foundation for Democracy (EFD) e realizzato con il contributo dell’Institute of Strategic Studies Islamabad (ISSI), il Bangladesh Enterprise Institute (BEI) e il Center for Strategic and International Studies, Indonesia (CSIS). La pubblicazione nasce dall’idea di porre l’attenzione su come la nuova ondata di radicalismo violento stia interessando anche l’Asia, continente con il quale l’Europa sta costruendo un rapporto sinergico e la cui stabilità influenza la sicurezza e gli interessi dei Paesi europei, tra cui l’Italia. Partendo dall’evoluzione del terrorismo di matrice jihadista causata dalla nascita di Daesh, la pubblicazione offre un’analisi delle prospettive di sviluppo futuro del fenomeno in seguito alla sconfitta territoriale del Califfato e delle declinazioni locali che questa trasformazione ha avuto e potrà avere nel contesto asiatico. Durante i saluti istituzionali il Min. Plen. Armando Barucco (Capo, Unità di Analisi, Programmazione, Statistica e Documentazione Storica della Segreteria Generale del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale) ha affermato che “l’obiettivo di questo report è di uscire da una visione eurocentrica ricercando la collaborazione con altri Paesi in materia di contrasto all’estremismo violento. E’ inoltre necessario valutare i possibili rischi per la resilienza di questi Paesi che potrebbero essere di interesse per l’Italia”. Secondo il Prof. Andrea Margelletti (Presidente, Ce.S.I. – Centro Studi Internazionali) “l’Africa è il posto in cui al-Qaeda ha scoperto le proprie carte, ma è in Asia che ha ideato la strategia per colpire l’Occidente. Capire la minaccia della radicalizzazione jihadista in Asia è importante e necessario non solo curare gli effetti ma affrontare le cause”. Hanno poi preso la parola gli autori del report, l’intervento del Dott. Francesco Farinelli (Programme Manager, EFD – European Foundation for Democracy) è stato orientato a “sottolineare che sconfiggere militarmente un gruppo terroristico non significa necessariamente eliminare le condizioni per la sua possibile rinascita. Per poter prevenire efficacemente il fenomeno della radicalizzazione di matrice jihadista occorre comprendere e affrontare l’ideologia che alimenta e guida le azioni dei gruppi terroristici. Accanto alle fondamentali politiche volte a rafforzare la resilienza delle comunità vulnerabili, è necessario sviluppare narrazioni capaci di veicolare messaggi positivi che si pongano come alternativa a quelle ideologie e a quei discorsi legati alla separazione settaria, al possesso di una verità infallibile per mezzo della quale imporre istanze totalitarie e all’utilizzo della violenza come strumento di cambiamento sociale e politico. Dialogare sul problema della radicalizzazione jihadista in Asia significa, dunque, anche riflettere sulle possibilità di supporto e di cooperazione tra Europa e Asia nella prevenzione della radicalizzazione affinché situazioni di disagio, di risentimento e di afflizione individuale o sociale non divengano giustificazioni per atti terroristici.” Mentre la Dott.ssa Francesca Manenti (Analista desk Asia e Pacifico, Ce.S.I. – Centro Studi Internazionali) ha affermato che “la narrativa di Daesh in Asia trova espressioni eterogenee. Si manifesta come forma di lotta politica tra gruppi di insorgenza, laddove il panorama è strutturato, o come opportunità distorta di partecipazione sociale per giovani istruiti e per la classe dirigente urbana”

Il dibattito ha visto confrontarsi i relatori sugli argomenti fulcro della conferenza.

“Il problema della radicalizzazione in Asia non è lontano dalla nostra realtà, in Europa sono già presenti in modo stabile formazioni jihadiste che hanno radici nel Sudest asiatico. Uno dei canali attraverso cui avviene più spesso la radicalizzazione sono le relazioni familiari. Le forze di sicurezza italiane, però, hanno strumenti legislativi e operativi unici, che consentono di intervenire prima che la minaccia veda il suo compimento. A tal proposito, fondamentale è il ruolo del CASA, il Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo, per la condivisione delle informazioni concernenti le minacce terroristiche”. Questo è quello che ha affermato, durante il suo intervento, il Gen. Pasquale Angelosanto (Comandante del Raggruppamento Operativo Speciale – ROS, Arma dei Carabinieri). Secondo l’On. Andrea Manciulli (Presidente della Delegazione Parlamentare italiana presso l’Assemblea Parlamentare della NATO) “oltre alla guerra sul campo Daesh ha dato inizio a un uso spregiudicato dei social network, la cosiddetta mediatizzazione della jihad, creando così un nuovo tipo di minaccia da affrontare e per la quale pensare nuovi strumenti di prevenzione. Solo chi non conosce il terrorismo può pensare di poterlo sconfiggere esclusivamente militarmente.” Durante il suo intervento il Min. Alessandro Cortese (Vice Direttore Generale per gli Affari Politici e di Sicurezza, Direttore Centrale per la Sicurezza del MAECI) ha affermato che “molti attentati europei potrebbero essere stati evitati grazie a una maggiore condivisione di informazione tra le polizie dei vari stati”

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Redazione

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