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venerdì 12 gennaio 2018


Il Club Fermodellistico Veneziano ed il suo plastico di 80mq a Marghera (VE)


L’edificio che ospita il Club Fermodellistico Veneziano, al primo piano di un edificio, dalla classica fattura industriale, in mattoni rossi, in Via dell’Elettricità 21, si trova all’ingresso della zona industriale di Marghera ed è sfiorato, ironia della sorte, da una coppia di binari che quasi lo “accarezzano”. All’esterno ricorda, ancorché vagamente, una di quelle grandi strutture che ospitano il materiale rotabile bisognoso di manutenzione ma, salite le due brevi rampe di scale, si ci ritrova catapultati in un ambiente, che posso definire, senza timore di smentita alcuna, incantato, al limite del fiabesco. Tutti, chi più chi meno, in età scolare, dove l’enumerazione genetliaca avveniva con una sola cifra, o al massimo con due, ma la seconda cifra si riferiva alla parte molto bassa della sequenza numerica, hanno ricevuto in dono il classico trenino elettrico. Il classico ovale con locomotore e qualche vagone, solitamente in due variati distinte: o il treno merci con annessa replica di una locomotiva a vapore o il treno passeggeri con la replica di un più “moderno” locomotore elettrico. La gioia per il dono, la frenesia del montaggio, ma immancabilmente, dopo alcuni giri, tutti uguali, lo si riponeva nella propria scatola e lì rimaneva dimenticato in qualche polverosa soffitta; ovviamente, come sempre si conviene, a parte qualche caso più o meno sporadico. Di quei lontani ricordi, alcuni, invece, hanno continuato a coltivarne il fascino e l’emozione. Sto parlando dei componenti del Club Fermodellistico Veneziano che, in occasione della Festa dell’Epifania, hanno aperto le porte che conducono al plastico da loro realizzato che si sviluppa su una superficie, più che generosa, di circa 80 metri quadrati. Quello che appare alla vista è la rappresentazione in scala, estremamente dettagliata, di una realtà che conta moltissimi appassionati. Due sono le sale, quasi completamente occupate da ambientazioni assolutamente realistiche. La prima riproduce la zona industriale di Marghera sino ad arrivare ad abbracciare le inconfondibili sagome delle gru dei cantieri navali Finmeccanica, ponte strallato compreso; la seconda riproduce il tipico territorio “Veneto” dalla campagna, con i campi coltivati, sino alla zona alpina. Sono riprodotte le stazioni ferroviarie di Vigonza-Pianiga, Castelfranco Veneto e Quero-Vas; la loro aderenza alla realtà è sorprendente soprattutto in considerazione del fatto che è stato tutto realizzato scrupolosamente a mano utilizzando materiali di recupero, o comunque a basso costo ed impatto ambientale. Sono veramente rari, se non del tutto inesistenti, gli elementi che sono stati acquistati, ad esclusione delle rotaie, del materiale rotabile e degli elementi che ne controllano il funzionamento. Un gruppo di appassionati, “capitanati” dal Presidente Andrea Marani che si ritrovano e che continuano ad ampliare il plastico; è in avanzata fase di realizzazione la Stazione ferroviaria di Venezia Mestre. Più che di modellismo si tratta di una sorta di “realtà aumentata” dove a fare la differenza è la qualità, e la quantità, dei dettagli che si possono ammirare e che sono stati realizzati quasi con maniacale precisione. E poi ci sono i treni che percorrono, ordinatamente, una selva di binari che si intersecano, curvano, confluiscono, inerpicano, spariscono dentro a gallerie buie per rispuntare dall’altro lato con il loro tipico rumore che riproduce alla perfezione quello reale. Ad accompagnare tutto questo gli occhi estasiati dei più piccoli, che a stento trattengono il desiderio di toccare queste meraviglie in miniatura; gli occhi dei grandi, o forse sarebbe meglio dire “gli smartphone dei più grandi” che “rubano” istanti al passaggio dei convogli, che, avidamente, catturano percorsi in movimento. Il tempo sembra quasi fermarsi, cristallizzarsi, soprattutto per gli adulti, una sorta di regressione che si legge piuttosto agevolmente, negli occhi di chi osserva e rivede il se stesso da bambino con quelle poche rotaie, tipicamente in scala HO di quella che era l’unica, e storica, azienda produttrice di modelli ferroviari, in Italia, di quel periodo: la Rivarossi di Como. Il Plastico realizzato dagli appassionati, ed amici, del Club Fermodellistico Veneziano conta ben quattro tipologie di linee ferroviarie, due completamente digitali “ad alta velocità”, una analogica, ossia proprio quella con cui abbiamo giocato anche noi, e l’ultima, una sorta di linea a tre binari: la Märklin che a differenza delle prime tre è alimentata in corrente alternata. Non mi posso di certo definire un’esperta della materia, ma ne sono rimasta, comunque, affascinata; il livello tecnologico è incredibile. Una volta si comandava quel singolo treno, su quel piccolo ovale, con una sola manopola: avanti, indietro e ferma, la storia, ed il divertimento, finivano li. Ora è un’apoteosi di tablet e smartphone che dialogano con ogni singolo convoglio, che aprono e chiudono gli scambi, cambiano il colore dei semafori e più in generale, mediante i quali è possibile “portare in vita” il plastico nella sua interezza. Ovviamente uno dei soci, un po’ perché armato di infinita pazienza, un po’, forse, per sua indole, ha fatto provare l’ebrezza di “guidare” un treno a tutti i più piccoli, e dai loro occhi, ricolmi di gioia, mista in alcuni casi anche di una certa dose di titubanza, sgorgava eccitazione allo stato puro. Questo è quello che si vede, quello che può essere fotografato, ma se ci si china e si getta lo sguardo fra la selva di gambe che come “colonne di classicheggiante fattura” sorreggono questo “tempio consacrato” al modellismo ferroviario, solo allora si può percepire quanta passione ci sia dietro, quanto lavoro, quante ore passate con la lente di ingrandimento in mano. La selva di conduttori elettrici che interconnettono la struttura, ordinatamente disposti, sono il sistema nervoso e linfatico che consente a questa meraviglia di animarsi e di essere “addomesticata”. Migliaia di metri, se non decine di migliaia, di fili che consentono il perfetto funzionamento, che arricchiscono il plastico con effetti visivi, che permettono, ad esempio, alla gru di raccogliere il carbone dalla stiva di una nave e di depositarlo, delicatamente, all’interno di un carro ferroviario adibito al successivo trasporto; servomeccanismi che in tutto, e per tutto, simulano la realtà sino quasi a far dimenticare, per un attimo, che si tratta di riproduzioni tale è il livello di accuratezza della replica, ancorché in scala. Una curiosità: nella prima sala è stata riprodotta con precisione sorprendente, anche la sede del Club, una gemma fra innumerevoli gioielli. Insomma, un luogo dove, indistintamente, grandi e piccini, possono trascorrere un paio d’ore ad ammirare un capolavoro di ingegneria “micro-ferroviaria” nelle giornate in cui gli appassionati del Club Fermodellistico Veneziano aprono le porte al pubblico. Per saperne di più, o per scoprire quando è possibile visitare il plastico, vi suggeriamo di visitare il loro sito: www.clubfermodellisticoveneziano.it o in alternativa la loro pagina Facebook: clubfermodellisticoveneziano.

Un ringraziamento al Presidente Andrea Marani, Massimo Frucco e Giorgio Salvadego, Membri del Consiglio Direttivo ed ai Soci Lorenzo Fenizia e Tommaso Molin, del Club Fermodellistico Veneziano, per la cortese collaborazione.

Michela Cossidente
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Redazione

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